Diaw, monsieur Nba: “D'Antoni mi ha cambiato. Voglio Marte e la luna...“

Diaw, monsieur Nba: “D'Antoni mi ha cambiato. Voglio Marte e la luna...“

Boris Babacar Diaw-Riffiod si è raccontato al Festival dello Sport. Un po’ di Francia, un po’ di Senegal. Una mamma centro (una delle migliori della Nazionale transalpina) e un padre che aveva fatto atletica in Africa. Un anello con gli Spurs, tanti trofei con la sua Nazionale, la Francia, e anche 14 anni di Nba. “E’ stato facile per me iniziare a giocare a basket perché mia mamma giocava. E per me fin da piccolo è sempre stato un gioco. Fino alla fine”. E racconta e si racconta, a 360°.

LA VITTORIA NELL’EUROPEO UNDER 18 CON LA FRANCIA IN CROAZIA.

“Nessuno aveva aspettative su di noi e su di me, la Croazia era forse la favorita. Nel torneo nessuno aveva aspettative e nessuno aveva pressione. E vincere quel giorno è stato eccezionale”.

14 ANNI DI NBA CON UNA MACCHINETTA DEL CAFFÈ SEMPRE NELLO SPOGLIATOIO.

“Le avevo trovate piccole e volevo un espresso prima di giocare, quindi me la portavo sempre dietro. Quello che si trovava, l’americano, non mi piaceva e dovevo andarlo a prendere in sala stampa. Quando ho trovato Ettore Messina era felicissimo di avere un espresso prima di un match”.

IL DRAFT NEL 2003 DA PARTE DI ATLANTA.

“Tutti sognano un giorno di giocare in Nba. All’epoca in cui sono andato io non era così normale che ci fossero degli europei. Essere scelto era tanto, ma poi restarci era davvero tantissima roba. Non era semplice continuare a restarci dopo il draft di Atlanta”.

“E’ colui che ha lanciato la mia carriera. L’incontro con Mike D’Antoni è quello che mi ha cambiato. La prima cosa era quella di pensare rapidamente e Mike ha saputo cogliere quelle che erano le mie caratteristiche di sapersi adattare a più ruoli diversi”.

“Kobe Bryant è stato il migliore contro cui ho giocato. Era difficilissimo affrontarlo. Voleva vincere a tutti i costi. La sua morte è stata una notizia molto triste, ma ho mantenuto dei grandissimi ricordi su di lui”.

I MARINES FRANCESI. “E’ stata una bella cosa. Ho incontrato una persona che fa parte di quel corpo dei marine. Ho trovato somiglianze fra noi sportivi e loro. Giochiamo tutti per lo stesso team, anche se il loro lavoro è molto più difficile. E’ interessante capire le loro competenze. E’ stata una settimana incredibile, una esperienza con loro mi ha molto arricchito. Si pensa alla Marina come un corpo offensivo, invece la maggior parte di cose che fanno sono a difesa: del mare, delle coste, delle persone. La cosa inaspettata per me è stata la umiltà di quelle persone, di quei marine. Abbiamo cercato di fare degli scambi”.

GLI SPURS.

“Conoscevo gli Spurs tramite Tony Parker. La cosa che mi ha colpito di più è stata la cultura della vittoria, guidati da Popovich. Giocavano per vincere l’anello ogni anno. Incredibile. Anche noi chiamavamo quella squadra Nazioni Unite. In squadra c’erano più non americani che americani. La Nba era diventata globale. Tutti i migliori giocatori del mondo stavano negli Stati Uniti”.

“E’ due persone diverse. Come allenatore e come uomo. Sul campo quando sbagli diventa rosso in faccia e non bellissimo. Con una persona eccezionale, si interessa delle persone. Vuole sapere”.

NEL FRATTEMPO ARRIVA UN MESSAGGIO DI BELINELLI.

“Grande persona, so che è stato qui a Trento. Aspetto che si ritiri per invitarlo sulla mia barca per passare del bel tempo insieme”.

L’ANELLO CON GLI SPURS.

“Difficile. Quel successo fu molto difficile. Non solo i playoff, ma tutta la stagione, ogni partita, ogni allenamento. Restammo focalizzati per due anni di seguito. Ed è difficilissimo. Anche se uno perdemmo e il secondo con l’arrivo di Belinelli vincemmo”.

SPORT DI SQUADRA.

“Il basket è uno sport di squadra. Ti devi adattare agli altri. Io cerco di dare alla squadra quello che vuole. E quello che devo fare io perché la squadra andasse meglio. In quella occasione, nella finale con Miami, Tony era marcatissimo come play. E io sono diventato il secondo play, marcavano lui e lasciarono un po’ più libero me”.

L’ASTRONAUTA.

“Incontrare l’astronauta francese Thomas Pesquet è stata un altro incontro eccezionale. Il prossimo mio viaggio magari sarà un viaggio nello spazio, magari intorno alla luna. Andare su Marte? Sarebbe un trasferimento definito, ma io sono pronto. Mi piace essere un esploratore. Me lo sento dentro”.

RITIRO E IL DOPO BASKET.

“E’ importante pensare al ritiro un po’ prima, non sai quello che succede e quando succede. Meglio essere pronti. Dai tempi di San Antonio ho iniziato a pensarci: subacquea, i viaggi, la barca, l’esplorazione, la fotografia sono i miei obiettivi e i miei hobby. La barca è la sintesi migliore per fare tutto questo (e infatti lui passa 6 mesi a terra e 6 mesi sul suo catamarano, ndr)”.

NAZIONALE.

“E’ una gran parte della mia carriera. Ho avuto due carriere: la Nba e la Francia. L’unica medaglia che non ho mai vinto era quella olimpica. Sono contento e orgoglioso dei ragazzi che sono tornati da Tokyo (lui era accompagnatore, ndr) con una medaglia d’argento”.

IL FUTURO.

“Nel mio futuro vedo il mio lavoro con la Nazionale e il mondo dell’esplorazione, soprattutto quella sottomarina”.

Fonte: https://www.gazzetta.it/festival-sport-trento/09-10-2021/festival-sport-intervista-diaw-basket-nba-francia-4201725356779.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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