Curry, la gemella e... Matilde Villa, in Nazionale a 16 anni: “Il basket è la mia vita“

Curry, la gemella e... Matilde Villa, in Nazionale a 16 anni: “Il basket è la mia vita“

“Non avrei mai immaginato di dire che bello tornare a scuola”. Sorride MATILDE VILLA, esordiente in Nazionale all’età di 16 anni, 10 mesi e 28 giorni, ripensando alla festosa accoglienza di tutta la sua classe e degli insegnanti del Liceo Scientifico Sportivo di Carate dove frequenta la quarta, il giorno dopo la partita vinta dall’Italia sul Lussemburgo che ha visto la play del COSTA MASNAGA muovere i primi passi e segnare i primi punti in maglia azzurra.

VOCAZIONE DI FAMIGLIA

—   “Ho realizzato il mio sogno di bambina, quando a sei anni ho iniziato a praticare il minibasket insieme alla mia gemella Eleonora seguendo l’esempio di mio fratello Edoardo, tre anni più vecchio di noi. Lui oggi gioca a Lissone, il nostro comune di nascita, in Serie C. Come faceva mio padre Paolo negli anni ’90. Il BASKET è una vocazione di famiglia e siamo tutti PLAYMAKER: anche il mio fidanzato Filippo, compagno di scuola, che gioca nella Under 17 di Cantù. Solo mamma Nadia non ha fatto sport attivo ma con noi è sempre in giro tra i campi di gioco e ha dovuto adattarsi”. Sorride Matilde, ha visto tutto accadere in fretta: un anno fa l’exploit dei 36 punti segnati in Serie A-1 contro Sassari l’ha rivelata sulle cronache sportive come una giovane promessa, poi una crescita costante quanto esponenziale: 38 punti in questa stagione sparati nel canestro di Campobasso, una vocazione da play d’assalto che oggi la vede al primo posto tra le marcatrici italiane con 16.2 punti di media. Solo le straniere, e non tutte, segnano più di lei. La conseguenza è stata la convocazione nella Nazionale maggiore da parte del c.t. Lardo che ha chiamato Matilde per le partite della prima finestra delle qualificazioni all’Europeo 2023.

SUBITO A CANESTRO

—   Il debutto è stato fisiologico e obbligato anche se Lardo ha preferito gettarla in campo solo nel finale di una partita vinta facilmente per non caricarla di troppe pressioni. “Ero agitatissima, le mie compagne sono state tutte molto carine nell’incitarmi e nel tranquillizzarmi. Così alla prima azione, per sbloccarmi, ho preso il pallone e sono andata a canestro. È il mio modo di esorcizzare la tensione. Un momento bellissimo, tanto che ancora non me ne rendo conto. Avevo realizzato il mio sogno, ora non devo fermarmi ma non voglio guardare troppo avanti. Il grande club, l’Eurolega: tutti obiettivi che, se devono arrivare, arriveranno nei tempi giusti. Ora il mio posto ideale è qui a Costa dove è cominciato tutto, dove hanno creduto in me, a cominciare da coach Seletti, dove mi hanno fatto esordire a 14 anni in Serie A e posso continuare a crescere anche compiendo errori”. La passione per i canestri di Matilde è totale. “Avevo iniziato a fare danza classica con Eleonora ma l’insegnante ci disse che era una pratica troppo compassata per noi, quindi ci consigliò cambiare genere o praticare uno sport perché eravamo, siamo, portate a correre e saltare e non certo a ballare sulle punte. Il passaggio al basket è stato immediato. A Lissone gli allenatori di mio fratello ci hanno subito mandate in campo in mezzo ai maschietti della nostra età. Poi quando siamo salite di categoria siamo andate insieme a Costa. Oggi siamo professioniste ormai a tempo pieno: 5 ALLENAMENTI alla settimana più la partita. Tutti i giorni un viaggio di 45’, andare e tornare, per andare al campo. Mio padre fa l’autista. Sacrifici? Non li sento: sono dove sognavo di essere, per me il basket è tutto. Poi cerco di trovare il tempo anche per il resto della mia quotidianità: lo studio, qualche uscita con gli amici per una pizzata. Allenarmi è un piacere, non un dovere. Sento che lo sport è la mia vita. La palla da gioco mi accompagna sempre ovunque. Da piccola avevo un pupazzo, lo chiamavo Eip. Era tondo, appunto come una palla, lo tenevo sempre con me poi è arrivato il basket”.

LE SFIDE CON LA GEMELLA ELEONORA

—   Il rapporto con la GEMELLA Eleonora è molto intenso e sincero. “Nessuna rivalità, ci mancherebbe. Siamo cresciute insieme in tutti i senti: casa, famiglia, spogliatoio, partita. E siamo cresciute anche affrontandoci al campetto, in sfide infinte di uno contro uno che qualche volta finiscono con un bisticcio. Perché nessuna di noi vuole perdere. Eleonora è la mia prima tifosa, mi fa sentire sempre la sua vicinanza. Tutta la mia famiglia era in tribuna a Faenza per applaudirmi. È stata una grande emozione che spero possa proseguire nel tempo. Alla maglia azzurra ci tengo. Se guardo indietro, l’ultimo anno è stato travolgente. Quella famosa partita in cui ho segnato 36 punti ha svoltato la mia mentalità di giocatrice. Mi ha dato più fiducia e coraggio nelle mie qualità di quanto ne avessi prima. Da quel momento sono diventata stabilmente titolare. E in questa stagione ho preso più responsabilità in attacco come mi ha chiesto il coach. Ma so che devo lavorare e migliorare ancora tanto per diventare una giocatrice importante. La chiamata in NAZIONALE per me è stato il premio per questa crescita”. I suoi modelli sono pochi ma ben definiti. “Cecilia Zandalasini, per la sua storia, il suo talento e la sua carriera, è da sempre per me un punto di riferimento. L’ammiro per il suo gioco totale e sono onorata e orgogliosa di essere diventata una sua compagna in Nazionale. Guardando ad un valore assoluto nel basket, il mio numero 1 è Steph Curry e non solo per il ruolo che ci accomuna. È incredibile quello che riesce a fare in campo con quel suo fisico normale. La sua abilità di segnare da tre anche da lunghissima distanza mi stupisce ogni volta. Un campione straordinario. Certamente cerco di copiare qualcosa da lui ma sul tiro da tre devo lavorare ancora tanto. Non è il mio fondamentale migliore, anzi”.

Fonte: https://www.gazzetta.it/basket-italiano/17-11-2021/basket-intervista-matilde-villa-nazionale-16-anni-mia-vita-4308914680.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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